martedì, 20 maggio 2008

le foglie la pensano diversamente

silenzi eterni a proteggere il vuoto. non c'è ragione, non c'è motivo. accidia. ignavia. forse le foglie quando cadono mostrano la risposta sul dorso ma tu le calpesti, il vento le allontana e aspetti un'altra primavera. i campi lontani, le mucche al pascolo, un'asino che raglia e un trattore maleducato che infrange il tempo e lo spazio e la siepe col cane dietro. intanto passa un'altro giorno, ti volti ed è già una settimana, te ne accorgi ed è già un mese. ripenso sempre alla bambina portoghese e come lei a un passo dall'intuizione mi sento svenire e mi metto a dormire. buonanotte.

lunedì, 26 novembre 2007

aguacero

un cielo fragile si stende su una terra ancora senza futuro. gente immobile osserva il proprio corpo che si decompone mangiato dai vermi e non comprende il presente perchè ignora un passato cancellato dalla storia. oggi però qualcuno ha deciso di parlare, di raccontare a piena voce una verità difficile. sono giorni d'attesa. di paura. e di speranza. grazie presidente chavez.

martedì, 06 novembre 2007

brida

cada persona, en su existencia, puede tener dos actitudes: construir o plantar. los constructores pueden demorar años en sus tareas, pero un dia terminan aquello que estaban haciendo. entonces se paran, y quedan limitados por sus proprias paredes. la vida pierde el sentido cuando la construccion acaba.
pero existen los que plantan. éstos a veces sufren con las tempestades, las estaciones, y raramente descansan. pero, al contrario que un edificio, el jardin kamas para de crecer. y, al mismo tiempo que exige la atencion del jardinero, tambien permite que, para él, la vida sea una gran aventura.
Los jardineros se reconoceran entre si, poque saben que en la historia de cada planta esta el crecimiento de toda la tierra. (P. Coelho)

sabato, 25 agosto 2007

duemilasettecentoquarantametri slm

la pioggia leggera mi ha accolto all'uscita dell'aeroporto el dorado di bogotà. il cielo grigio e le nuvole basse sono stati così generosi. la città è cambiata moltissimo in questi sei anni. più pulita, stracolma di locali, palazzi che sorgono al posto di vecchie villette. la gente invece è sempre la stessa. allegra, ospitale, felice, viva. la mia mente, rallentata dal poco sonno e dal fuso orario, fatica ancora a comprendere tutto ciò e mentre scrivo queste poche righe mi coglie a tratti la sensazione di essere ancora in italia, nella mia camera. ora vi saluto. è sabato anche qui in colombia ed è tempo di dedicarsi alla rumba e alla parranda.

venerdì, 03 agosto 2007

l'amore della dea

la dea è la madre di dio e di tutto. questa notte la sua gioia immensa e il suo amore incommensurabile sono scesi distillati in gocce e hanno sciolto tutti i peccati. oggi è la giornata più bella del mondo. e domani, domani sarà la giornata più bella del mondo. e dopodomani, dopodomani ancora. e ancora, e ancora, e ancora. amo.

sabato, 28 luglio 2007

la fenice

a volte devi arrivare in fondo e poi scendere ancora un po' più in basso. solo allora, quando perdi tutto, ti rendi conto di quello che hai veramente. ed è qualcosa che non possono toglierti. il mondo distratto ti distrae e trasformi emozioni e sentimenti in oggetti, li compri, li vendi, li cambi o li rateizzi. a volte fai anche un mutuo d'amore come se, una volta trovato, basti diluirlo in tante piccole scadenze mensili "finchè morte non vi separi". no. l'amore è qualcosa che esplode, che brilla, che può durare a lungo come tante luci che l'universo ci offre nel cielo notturno o breve come una stella cadente ma parimenti intenso. riponete la bara. jack non muore. non ha tempo oggi per le piccolezze.

martedì, 24 luglio 2007

dimmelo

rosse zanzare soddisfatte infastidiscono col loro rumore il mio sguardo costringendomi a sperimentare danze tribali di paesi lontani e rubando istanti allo sguardo che si trova costretto a perdere di vista l'amore per piccole frazioni di tempo senza però riuscire a turbare mente e cuore saldamente rivolti alla bellezza dell'essere e alle speranze riposte nel divenire.

lunedì, 23 luglio 2007

ostriche

da quanto tempo era seduta lì sulla panchina osservando il mondo? non lo sapeva. pochi minuti forse, o qualche decennio. ad un tratto, quasi istintivamente, nella mente affiorò un pensiero: alzarsi e camminare fra la gente. non le era del tutto chiaro cosa avesse scatenato quel desiderio nè se fosse pronta per entrare in un terreno di regole che aveva spesso osservato, cercato di comprendere, condiviso e più spesso criticato. forse si sentiva sola. la voglia di colmare quel pezzo di vuoto che si portava dentro probabilmente le chiedeva di tuffarsi nella realtà, viverla e non solo contemplarla. ma aveva paura. diffidenza generata dalla differenza. non aveva mai parlato con nessuno e temeva di non essere compresa perchè il linguaggio che la sua mente aveva creato era così diverso da quello che le sue orecchie ascoltavano sbirciando i discorsi della persone che le passavano davanti. aveva studiato a lungo gli esseri umani e si sentiva così diversa da quelli che agli occhi parevano più simili. si era accorta che le emozioni della sua anima si rispecchiavano in individui molto diversi da lei. chiuse gli occhi e scacciò la paura con tutta la forza del suo amore, accudito e cullato dentro di se fin dal suo inizio. si alzò in piedi e si diresse verso quella figura che tante volte aveva visto, ascoltato, conosciuto e con la quale aveva concimato tutta la propria passione. era una persona dolcissima, lei lo sapeva, con gli occhi curiosi e il sorriso felice. sapeva che sarebbe stata l'unica a poter conprendere cosa si celasse dietro a quella maschera da uomo che indossava. si presero per mano e si amarono.

giovedì, 12 luglio 2007

dna

lui era lì. seduto su un'improbabile sedia a dondolo che per anni e anni e anni lo aveva cullato e accudito. non si era mai mosso. leggeva un altro libro. sapeva che non poteva in alcun modo allontanarsi da casa perchè sarebbe potuto succedere in qualsiasi momento. e allora imparava con i libri, viaggiava con loro, conosceva gente nuova ogni volta che indice e pollice ripetevano, ormai in totale autonomia dal corpo, quell'unico e perfetto movimento che gli offriva una nuova pagina da vivere. ogni tanto alzava lo sguardo verso il mare contenendolo tra la linea della spiaggia e la tesa del suo cappello per essere certo che la vista non vagasse e fosse precisa e sicura. sorrideva sempre e negli occhi viveva una lacrima. molti anni prima, in luoghi remoti, aveva capito qualcosa di profondo. l'essenza stessa dell'universo diceva lui. ed ora, seduto su quella sedia, le mani callose come la terra che aveva amato, la pelle secca e grinzosa cotta dal sole, le rughe sincere che ogni tanto deviavano il percorso di una goccia di sudore, non si chiedeva se sarebbe stato riconosciuto o se potesse sembrare non più attraente. era certo, come delle fasi lunari e delle stagioni, che lei lo avrebbe riconosciuto immediatamente. lo avrebbe trovato altrettanto bello. si sarebbe avvicinata mentre lui, tra tesa e spiaggia, vedeva crescere le proporzioni di quella figura rispetto al mondo intorno. allora avrebbe detto addio alla sua sedia a dondolo, si sarebbe alzato e si sarebbero ritrovati nuovamente addosso. occhi su occhi, labbra su labbra, lingua su lingua, pelle su pelle. cuore su cuore.

venerdì, 06 luglio 2007

1997: fuga da new york

l'algoritmo del professor pinetti applicato al mio primo blog indicava chiaramente che il mio nick ancestrale era "eremita silenzioso". a molti che mi conoscono e conoscono i miei turpiloqui infiniti potrebbe apparire violentemente folle questo soprannome. in realtà la ricerca del silenzio, di quello vero, interiore, quello delle risposte spesso desiderate e temute è un obiettivo prioritario ormai. e i giorni che seguiranno, assente dal mondo telematico, telefonico, televisivo sono carichi di aspettativa. nel frattempo sorrido.