con tutto questo tempo non posso far altro che scrivere. scrivere d'amore, di morte e di altre sciocchezze direbbe qualcuno. o scrivere d'amore anche se si fa ridere. l'amore sconosciuto, lontano, povero. inutile. quello che veramente fa ridere. folle e vuota anima che non si concede nemmeno un po' di solitudine. cercata e rifiutata al tempo. sarà mai successo veramente o è solo l'illusione di un uomo piccolo e ridicolo?
quando i fragili strati di emozioni che cospargono la pelle morta vibrano, sembra un gioco di luci magiche che risveglia qualcosa sempre più sconosciuto. piccoli frammenti di ossa vecchie che non trovano pace nè riposo. persino sottoterra, laggiù, qualcosa si muove, rosica e ferisce. allora una carezza diventa poesia, un sorriso rimedio e uno sguardo magia falsa e affascinante come l'amore di una puttana. termina un sogno che in fondo era fuga girando in tondo, gli occhi a terra, lontani da una meta.
perchè credere in qualcuno che appena è un qualcosa mentre a se stessi nemmeno si presta attenzione? ma forse sarebbe un ascolto inutile molto più degno se offerto al silenzio. la notte riposa, io no. non c'è sonno dietro all'errore di una vita sciupata al sole e nemmeno l'inverno saggio può trasformare quei giorni di maggio uguali per sempre.
la bimba riposa intrecciata al suo uomo che forse come tanti vive tra noia e perdono. ma lei non se ne accorge perchè quel male interno che uccide la vita cancella i brutti ricordi e deforma i momenti più tristi. tanto tempo a cercare un giardino senza sapere che fiore piantare quando forse anche una margherita potrebbe crescere tra l'asfalto. riposa la notte, io no. tra pozze di pioggia con l'acqua già sporca nuotano i morti senza una via. perchè averli creati allora come aborti voluti? frazioni di vita come puntate alla roulette. e svegliarsi una sera per accorgersi di non valere nemmeno un articolo, forse appena una preposizione, indefinita, indeterminata, incerta. se avessi vent'anni non cambierei nulla, perchè a vent'anni la vita sta a galla e non chiede niente mentre paziente e innocente ti trita il presente. sogni rotti, come un bimbo nato morto.
il sonno ormai non mi appartiene. sospettoso si tiene a distanza per punirmi e far sì che la mente possa pugnalare la mia anima all'infinito con ferite sottili che prolunghino la sofferenza. peggio che non morire mai. essere morente all'infinito. paralizzato e con gli occhi spalancati davanti a una fine certa che immobile attende sulla soglia di casa. la cosa peggiore è che non sorride. non c'è premio per nessuno, non esiste vincitore. solo ovvio, dovuto. perchè la vita in fondo non è detto che abbia un senso, una meta. e allora come ombre vaghe senza inizio e senza fine siamo attimi qualunque che perdono tempo cercando una logica che non c'è. come un bimbo morto. e non sai perchè.