martedì, 20 novembre 2007

un angolo di paradiso

Sono stato quasi due mesi a Bogotà e dopo sei anni di assenza ho trovato la città molto diversa da come la ricordavo. Più organizzata, più pulita e soprattutto molto più costosa. Ovviamente tutto ciò in riferimento alla zona centro-nord di una città immensa. Dieci milioni di abitanti e molti vivendo nella propria casetta. Il punto è che tutta la vita sociale ed economica si sviluppa esclusivamente in questa parte "ricca" della citta", socialmente e architettonicamente molto simile a qualsiasi metropoli sviluppata. La zona sud è poverissima, le case sono abbozzate, semplici e non tutte tengono i servizi minimi di acqua potabile ed elettricità. Nella zona ricca la gente lavora e studia, esce tutti i week-end permettendosi ristoranti con menu da 80-90 euro a persona mentre al sud molti lottano per un piatto di riso che nella cucina colombiana sostituisce il nostro pane.
Un autobus mi ha accompagnato recentemente nel Quindìo, una regione turistica del paese, zona di montagne, boschi, ponchos e sombreros, di gente a cavallo e piantagioni di caffè. La capitale di questo departamento (regione) è Armenia, una cittadina di 850.000 abitanti che ha compiuto poche settimane fa' i 118 anni dalla sua fondazione. La popolazione, come quella di Bogotà e della maggior parte dei grandi centri urbani della zona con il clima più fresco, è quasi interamente meticcia (i bianchi diciamo, potendo incontrare variazioni cromatiche che giungono sino al capello biondo e l'occhio azzurro). Moltissime persone con titoli di studio anche universitari vivono con salari di 800.000-1.000.000 di pesos (280-400 euro) per 55-70 ore di lavoro settimanale. Nonostante ciò il costo della vita inferiore alla capitale permette di avere una casetta, cibo a sufficienza e un po' di divertimento nel week-end. Procedendo verso sud-ovest si giunge nel departamento del Valle del Cauca (il Cauca è il secondo fiume più importante e, purtroppo,  inquinato della Colombia, nonchè affluente del Magdalena che è il principale). La capitale è Cali. Questa zona che prima era una regione unica con il departamento del Cauca più a sud, è un territorio popolato principalmente dalla popolazione afrocolombiana (la cui presenza aumenta mano a mano che ci si avvicina alla costa pacifica) e dai sopravvissuti indios (soprattutto nella zona montagnosa).
Dall'inizio degli anni '60 queste popolazioni sono state vittime di uccisioni, attentati e soprattutto hanno dovuto affrontare il fenomeno del "desplazamiento", ovvero l'abbandono forzato dei propri territori e delle proprie campagne a causa della violenza paramilitare.
Il paramilitarismo è un fenomeno nato da precise politiche militari imposte dagli stati uniti in questo paese: armare la popolazione civile per difendersi da possibili guerriglie "comuniste". In realtà le principali attività erano e sono tre: liberare territori abitati per permettere alle multinazionali americane di sfruttare il ricco sottosuolo ( quinto paese per produzione di petrolio, i migliori smeraldi, ha il 42% dell'oro disponibile in latinoamerica oltre a uranio e altri minerali ed è uno dei piu importanti paesi al mondo per risorse idriche), liberare terre rese fertili dai campesinos per permettere ai grandi latifondisti di espandersi con le monocoltivazioni (la principale è quella della canna da zucchero qui nel valle del cauca) e proteggere tra questi latifondisti i produttori di coca.
Quando si sviluppo' la coltivazione della droga la guerriglia imponeva ai contadini di coltivare un terzo delle terre con prodotti alimentari mentre i grandi proprietari terrieri eliminavano ogni altro prodotto.
Buenaventura è la porta economica sul pacifico per la colombia. Nonostante ciò il governo non ha mai prestato attenzione a questa zona. C'è una sola strada che conduce alla città ed è soggetta a frequenti valanghe che la rendo spesso non transitabile. La costa pacifica, a differenza di quella atlantica è soggetta a continue pioggie e paradossalmente è una delle zone con maggiori problemi di reperibilità di acqua potabile.
Inoltre ora, dopo le politiche militaristiche di Bush e lo sviluppo di altre potenze economiche come Cina e India, gli stati uniti stanno perdendo quote di mercato nell'economia globale e si stanno ridirigendo al territorio delle americhe per trovare risorse. Il trattato di libero commercio (ALCA) che stanno per firmare con la colombia in realtà prevede un libero commercio in una sola direzione (da nord a sud) e creerà un aumento della povertà nel paese. Per questo gli USA stanno finanziando una campagna per aumentare la forza militare e paramilitare della Colombia onde evitare possibili rischi di ribellione.
A cuasa della perdita del controllo sul canale di Panama infine, gli stati uniti hanno bisogno di un nuovo canale transoceanico di controllo sul traffico commerciale e il progetto sarebbe poco piu a nord di Buenaventura con la realizzazione di un canale secco nel departamento del Chocò (che confina con Panama ed è l'unico con la costa su entrambe gli oceani oltre ad essere uno dei più poveri del Paese e con la maggior popolazione afro). Questo megaprogetto insieme ad altri tre, sta causando una serie continua di attacchi alla popolazione delle campagne, costretta a "liberare" questi territori e rifugiarsi nelle città aumentando i problemi dell'urbe. I paramilitari nelle città si occupano di ripulire la società eliminando fisicamente i più poveri per garantire il benessere e la "pulizia" all'oligarchia colombiana. Nella solo città di Cali vengono assassinati nei quartieri poveri ogni anno 74 giovani ogni 100.000 abitanti.
Tre anni fa, Salvatore Mancuso, il capo colombiano dei paramilitari, in una intervista alla tv ha dichiarato esplicitamente che i para controllano direttamente il 35% degli eletti nelle due camere del parlamento.
Il potere legislativo quindi (per anni alternanza di liberali e conservatori uniti nel Fronte Nazionale per impedire l'ascesa dei partiti democratici) non fa nulla per impedire tutto ciò e il potere giuridico appoggia queste attività attraverso l'impunità dei colpevoli. L'impunita verso i delitti di violazione dei diritti umani in colombia è la più alta al mondo (97%).
Ma veniamo all'altra faccia di questo Paese meraviglioso. La Colombia è il Paese dell'america latina con la maggior varietà di flora, fauna e popolazione. L'estensione, la presenza dei due oceani, la varietà di climi dovuti alle diverse altitudini offrono paesaggi che vanno dall'alpino al tropicale, subtropicale ed equatoriale. In piccole zone si incontrano microclimi secchi quasi desertici e la costa atlantica offre uno dei migliori paesaggi caraibici.
La popolazione è la più mista dell'america latina, le comunità indigene sono tra le più organizzate. La musica la fa da padrona ovunque e, fuori dalle grandi città riempie l'aria da mattina a notte fonda. La salsa di Cali, la cumbia, il merengue, il vallenato della costa atlantica, la champeta e molte altre musiche e danze tipiche. Un menu' che a volte potrebbe sfidare il nostro: ottime carni (il bestiame vive all'aperto tutto l'anno e l'erba verde non manca), pesci e molluschi, un'infinita varietà di frutta per ottimi succhi naturali preparati sul momento, verdura. Insomma allegria, colori e sapori di un Paese che sfida il conflitto e vive. Paesaggi unici, una cultura, anzi molte culture che si incontrano e si mescolano, architetture splendide e il sogno di "el dorado".
Spero che il ritratto non sia parso quello di un paese invivibile. Si esce la sera, si cammina per le strade, fuori dai grandi centri la porta di casa è sempre aperta e la disponibilità e ospitalità della gente non ha eguali.

da oggi raccontandovi il mio viaggio su "mi buenaventura"

venerdì, 03 agosto 2007

l'amore della dea

la dea è la madre di dio e di tutto. questa notte la sua gioia immensa e il suo amore incommensurabile sono scesi distillati in gocce e hanno sciolto tutti i peccati. oggi è la giornata più bella del mondo. e domani, domani sarà la giornata più bella del mondo. e dopodomani, dopodomani ancora. e ancora, e ancora, e ancora. amo.

giovedì, 12 luglio 2007

dna

lui era lì. seduto su un'improbabile sedia a dondolo che per anni e anni e anni lo aveva cullato e accudito. non si era mai mosso. leggeva un altro libro. sapeva che non poteva in alcun modo allontanarsi da casa perchè sarebbe potuto succedere in qualsiasi momento. e allora imparava con i libri, viaggiava con loro, conosceva gente nuova ogni volta che indice e pollice ripetevano, ormai in totale autonomia dal corpo, quell'unico e perfetto movimento che gli offriva una nuova pagina da vivere. ogni tanto alzava lo sguardo verso il mare contenendolo tra la linea della spiaggia e la tesa del suo cappello per essere certo che la vista non vagasse e fosse precisa e sicura. sorrideva sempre e negli occhi viveva una lacrima. molti anni prima, in luoghi remoti, aveva capito qualcosa di profondo. l'essenza stessa dell'universo diceva lui. ed ora, seduto su quella sedia, le mani callose come la terra che aveva amato, la pelle secca e grinzosa cotta dal sole, le rughe sincere che ogni tanto deviavano il percorso di una goccia di sudore, non si chiedeva se sarebbe stato riconosciuto o se potesse sembrare non più attraente. era certo, come delle fasi lunari e delle stagioni, che lei lo avrebbe riconosciuto immediatamente. lo avrebbe trovato altrettanto bello. si sarebbe avvicinata mentre lui, tra tesa e spiaggia, vedeva crescere le proporzioni di quella figura rispetto al mondo intorno. allora avrebbe detto addio alla sua sedia a dondolo, si sarebbe alzato e si sarebbero ritrovati nuovamente addosso. occhi su occhi, labbra su labbra, lingua su lingua, pelle su pelle. cuore su cuore.

venerdì, 06 luglio 2007

1997: fuga da new york

l'algoritmo del professor pinetti applicato al mio primo blog indicava chiaramente che il mio nick ancestrale era "eremita silenzioso". a molti che mi conoscono e conoscono i miei turpiloqui infiniti potrebbe apparire violentemente folle questo soprannome. in realtà la ricerca del silenzio, di quello vero, interiore, quello delle risposte spesso desiderate e temute è un obiettivo prioritario ormai. e i giorni che seguiranno, assente dal mondo telematico, telefonico, televisivo sono carichi di aspettativa. nel frattempo sorrido.

giovedì, 14 giugno 2007

la siesta delle formiche

sferrato l'ultimo colpo di zappa solleva il cappello. con la mano sinistra scaccia il sudore che riposava sulla sua fronte. il sole inizia ad essere ostile a quest'ora. lento e sicuro si dirige verso l'amica amaca che lo aspetta come ogni giorno per cullarlo dolcemente e coccolarlo dopo il duro lavoro. lei esce di casa portando un succo fresco e un sorriso. si amano sempre. un'altra giornata perfetta.

giovedì, 24 maggio 2007

nei suoi occhi la niña, la pinta e la santa maria

desiderio di terre inesplorate e antiche. di oceani remoti e sconosciuti, di venti ingenui e sinceri. rotte mai provate per lasciarsi alle spalle troppi errori e poche cose importanti. non più una fuga ma una ricerca. o più semplicemente una rinascita. lentamente riesco a spogliarmi dalle consuetudini che mi avvolgono ricominciando ad accettare la nudità della mia anima. cautamente inizio a riconciliarmi con l'universo. eccessiva era ormai la distanza tra di noi e quasi ritenevo insanabile la frattura. forse anche lui è buono e perdona come il dio di tante religioni. affondando le mani nella terra, immergendole nell'acqua, facendole volare nel vento, sento che lui di nuovo c'è e che lui sono anch'io. vita.

martedì, 22 maggio 2007

volevo solo dormirle addosso

andiamo nella foresta a cercare un nuovo inizio. dove l'aria non muore, dove il tempo non cambia ritmo, dove il sole bacia ancora. tra animali spesso più umani di noi. luogo di regole che ti lasciano libero. che sapore ha la terra? e le foglie? una nuova cultura dove nudità non sia vergogna, dove differenza sia ricchezza e non odio, dove maschio e femmina significhino soltanto umanità senza distinzioni. cercando di ritrovare la ricchezza di popoli estinti, di amare senza possesso, di vivere per vivere, senza la stupida minaccia di ritorsioni ultraterrene. dove bene è volontà e non ricatto. forse lì. tra un ramo spezzato, una formica impegnata, guardando negli occhi la vita, vedendola crescere nel ventre di lei, vera e unica divinità creatrice, potremo scroprire il segreto profondo.

lunedì, 21 maggio 2007

la felicità di una goccia supera di gran lunga il sorriso del re

schivando una vita programmata da altri raccolgo briciole di felicità sparse su sentieri alternativi. piccoli frammenti, senza pretese di percorso o meta prefissata. come ostie si sciolgono sulla lingua. durano poco ma restano dentro. a volte credo di aver sostituito alla ricerca della felicità quella della semplicità e in questo investigare approssimativo colgo la gioia nelle piccole cose rendendomi conto di non aver escluso nulla o forse di aver finalmente diviso e unito rotta e destinazione come se semplice e felice fossero gemelli siamesi. probabilmente ognuno avrà la sua felicità e non voglio svelare segreti inutili ad altri. io, giorno per giorno, sto trovando le mie felicità.

postato da: fabster alle ore 15:31 | link | commenti (3)
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l'elfo e la fata

il sole giallo benedice la loro schiena. una musica dolce si fa spazio nella mente di lei mentre il suo cuore finisce tra le dita che delicatamente vanno a cercare la mano di lui. e in un attimo, privato e fuggitivo, sono entrambi felici. e io, improvvisato spettatore di tanta bellezza, mi sento felice cibandomi della loro felicità. un leggero contatto. pochi centimetri di pelle che si toccano. è incredibile la magia del corpo quando danza al ritmo del cuore.

postato da: fabster alle ore 00:42 | link | commenti (6)
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mercoledì, 25 aprile 2007

esercizidistile

l'afa stanca riposa appoggiata alla finestra e non lascia uscire il fumo della sigaretta che galleggia annoiato per la stanza confondendo i miei pensieri che pertanto restano piccoli e poco significativi rendendo approssimativo questo pomeriggio di caldo prematuro di cui anch'io sono un po' responsabile avendo usato bombolette spray e guidato automobili e comprato plastica che poi ho buttato assieme a ricordi dimenticati di momenti felici e di momeni tristi senza nemmeno valutare la possibilità che venissero riciclati in momenti tristi e momenti felici di altre persone che sicuramente oggi non sono qui e mai forse lo sono state essendo questo un paese di fantasmi che vive di un passato di cui faccio parte avendo avuto qui i miei natali e le pasque e anche le ferie non essendo riuscito tante volte a partire e allora il partire diventa pensiero fisso in mezzo al fumo della sigaretta che non esce dalla stanza perchè l'afa stanca continua a riposare appoggiata alla finestra.