venerdì, 30 maggio 2008

luna

passi imprevisti e fragili cercando di schivare il buio dentro e intorno. il dolore sotto le unghie, sotto le palpebre, dentro le orecchie, accanto al cuore. e l'indifferenza come coltura intensiva. forse unica protezione a pericoli più grandi come l'interesse di un uomo. poi quel sorriso, l'abbraccio, la gioia improvvisa e breve di un istante che probabilmente non sarà mai memoria ma resterà a scaldare il cuore nelle notti fredde. provo ad immaginare dove sei ora, cosa stai facendo ed esco perdente da questo gioco. intanto intorno la gente muore, la pioggia cade, il cane abbaia, io piango e il gatto se ne fotte.

martedì, 20 maggio 2008

le foglie la pensano diversamente

silenzi eterni a proteggere il vuoto. non c'è ragione, non c'è motivo. accidia. ignavia. forse le foglie quando cadono mostrano la risposta sul dorso ma tu le calpesti, il vento le allontana e aspetti un'altra primavera. i campi lontani, le mucche al pascolo, un'asino che raglia e un trattore maleducato che infrange il tempo e lo spazio e la siepe col cane dietro. intanto passa un'altro giorno, ti volti ed è già una settimana, te ne accorgi ed è già un mese. ripenso sempre alla bambina portoghese e come lei a un passo dall'intuizione mi sento svenire e mi metto a dormire. buonanotte.

venerdì, 02 maggio 2008

macrobiotica e sentimenti

sole fuori e pioggia dentro in un venerdì santo d'attesa. il cuore batte lontano e la spalla non duole ancora. seduto sulla spiaggia attendo che l'oceano restituisca un cadavere con i miei stessi occhi. ho ucciso l'erba oggi e mi sento triste. ormai l'isola non c'è più. la baracca è crollata, la tesa è consumata e il grande oceanomare non porterà più gioie ed emozioni. solo sale e alghe morte e rami spezzati da un temporale lontano. e la certezza di un dubbio velenoso.

giovedì, 01 maggio 2008

la ballata degli invisibili

schegge di vita conficcate nei piedi, sotto le unghie, dentro al cervello. ferite sempre aperte che non rimarginano mai. che non sanguinano abbastanza. cerco invano di distinguere la causa e l'effetto ma non trovo spigoli. a volte morire non è la peggior cosa che ci possa capitare.
sono un contenitore per la raccolta indifferenziata dei sentimenti tristi in cui tutti buttano qualcosa di marcio e inizio a puzzare anch'io. puzzo di solitudine, di cose dimenticate in soffitta, di polvere umida di lacrime, di pane vecchio, di egoismi inutili, di finti amori, di gelosie ridicole, di ossessioni fragili, di dolore cronico. c'è odore di terra e cadaveri. e di miseri comici.